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LE persone vivono nel timore che possano subire qualche esperienza
traumatica.
I freaks sono nati con il loro trauma. Hanno già superato il loro test,
nella vita.
Sono degli aristocratici.» DIANE ARBUS
Diane Arbus aveva osservato una società più spaziosa: spesso si trattava di momenti banali colti
da una diversa prospettiva, di quadri metropolitani fuori sceneggiatura - persone che aveva
fotografato a loro insaputa, oppure soggetti che aveva fermato per strada e poi seguito a casa
o al lavoro.Alcuni degli scatti dedicati agli omosessuali, agli handicappati, ai nudisti, ai lavoranti
nel circo (nani, albini, contorsionisti, ingoiatori di spade, mangiatori di fuoco, fenomeni da
baraccone) parevano alla retriva società,provocazioni indecenti e gratuite.
Credo davvero che ci siano cose che nessuno vedrebbe se io non le fotografassi".
La rassegnazione di una madre che porta in braccio un bambino che si è addormentato al parco. Ad Halloween, la noia della bambina-mostro che stringe la bambola di plastica sui gradini di casa
e il mostro-a-rotelle a caccia di dolcetti a cavallo della sua sedia. La sorpresa intimorita di un
ragazzino che nota la macchina fotografica mentre attraversa la strada. La scortesia della signora
impellicciata sull'autobus. Il pasto divorato con lo squallore muto di un
matrimonio inaridito. La toletta e il posacenere nel camerino della spogliarellista. L'intimità
silenziosa dell'uomo "all'indietro" nella sua stanza d'albergo. Una coppia di donne a Central Park.
La monelleria aguzza del bambino con la granata-giocattolo. I commenti a mezza bocca delle
comari in posa. La coppia di Brooklyn, coi vestiti della domenica
e le pettinature clonate da Liz Taylor e James Dean. Gli occhi lucidi dei giovani attori-bambola
che spiano lo spettacolo da dietro le quinte. Lo sguardo lontano della ragazza alla fermata dell'autobus.
L'assurdità delle pose commemorative.
L'umanità più disparata fuori dalle boutiques della quinta strada.
"A photograph is a secret about a secret. The more it tells you, the less
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